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ESERCIZI SPIRITUALI 23marzo 2021

ESERCIZI SPIRITUALI 23marzo 2021

Seconda meditazione – 23 marzo 2021

Carissimi fratelli e sorelle,

da questa sera tratteremo gli episodi che ci raccontano delle quattro notti e dei quattro sogni di San Giuseppe. Questi racconti li troviamo all’inizio del Vangelo di Matteo che brevemente vi presento.

Le meditazioni di questa sera e di domani sono il frutto di un lavoro a due voci, quella mia e quella del Vescovo al quale faccio riferimento.

Matteo fu, secondo i Vangeli, uno dei dodici apostoli di Gesù e, secondo la tradizione, l’autore del Vangelo che porta il suo nome. In questo stesso vangelo viene chiamato “il pubblicano” e descritto come esattore delle tasse prima della chiamata di Gesù.

I pubblicani costituivano una delle categorie più odiate dal popolo ebraico. Gli esattori delle tasse pagavano in anticipo all’erario romano le tasse del popolo e poi si rifacevano come usurai tartassando la gente. I sacerdoti, per rispettare il primo comandamento, vietavano al popolo ebraico di maneggiare le monete romane che portavano l’immagine dell’imperatore. I pubblicani erano quindi accusati di essere peccatori perché veneravano l’imperatore.

Gesù passò vicino al pubblicano Levi e gli disse semplicemente Seguimi. Ed egli, alzandosi, lo seguì; e immediatamente tenne un banchetto a cui invitò, oltre a Gesù, un gran numero di pubblicani e peccatori. Il riferimento a un esattore di imposte a Cafarnao, di nome Levi, compare anche in Luca 5,27. Lo stesso episodio è riportato in Matteo 9,9, dove però il pubblicano viene chiamato Matteo; Levi e Matteo vengono generalmente ritenuti la stessa persona. Gesù lo scelse come membro del gruppo dei dodici apostoli e come tale appare nelle tre liste che hanno tramandato i tre vangeli sinottici: Matteo 10,3; Marco 3,18; Luca 6,15. Il suo nome appare anche in Atti 1,13, dove si menzionano gli apostoli che costituiscono la timorosa comunità sopravvissuta alla morte di Gesù.

Il nome Matteo vuol dire dono di Dio. Alcuni suppongono che abbia cambiato il nome come una forma tipica dell’epoca, per indicare il cambiamento di vita, analogamente a Simone diventato Pietro e Saulo diventato Paolo.

Secondo la tradizione della Chiesa, Matteo viene raffigurato insieme ad un uomo alato che lo ispira o gli guida la mano mentre scrive il Vangelo; l’uomo alato è uno dei quattro esseri viventi presenti nel libro di Ezechiele e nel libro dell’Apocalisse e ciò perché il Vangelo di Matteo esordisce con la genealogia terrena e l’infanzia di Gesù Figlio dell’uomo, sottolineandone quindi l’umanità.

Il Vangelo di Matteo calca per grandi linee quello di Marco pur con le opportune differenze. Si alternano  racconti   a   discorsi.   Matteo  ci   riferisce   in   modo   più   completo,   rispetto   a    Marco l’insegnamento di Gesù insistendo sul regno dei cieli. Questo regno dei cieli o regno di Dio era stato ben preparato dall’antica alleanza. Matteo scrive ad una comunità che proviene dal giudaismo, si trova a dover discutere con i rabbini e per questo si impegna a dimostrare come Gesù è il compimento dell’antica   alleanza. Il compimento dell’antica alleanza in Gesù si caratterizza per un perfezionamento che la supera. Anche gli altri sinottici fanno lo stesso ma Matteo lo fa notare maggiormente al punto da esserne il suo tratto caratteristico. La giustizia è il tema preferito di Matteo e si realizza con l’obbedienza alla volontà del Padre. Si conferma la validità della legge ma Gesù rifiuta apertamente lo sviluppo che i farisei ne hanno dato, insistendo sui precetti etici, sul decalogo e sul grande comandamento dell’amore di Dio e del prossimo. Il Vangelo di Matteo si caratterizza in oltre per il suo interesse esplicito per la Chiesa nascente, cerca di dare alla comunità credente dei principi autorevoli di condotta e capi autorevoli.

Dopo questa breve presentazione di Matteo e del Vangelo da lui scritto ascoltiamo il primo racconto riferibile a Giuseppe. «Ecco come avvenne la nascita di Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, che era giusto e non voleva ripudiarla, decise di licenziarla in segreto. Mentre però stava pensando a queste cose, ecco che gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: “Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo. Essa partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati. Tutto questo avvenne perché si adempisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: “Ecco, la vergine concepirà e partorirà un figlio che sarà chiamato Emmanuele, che significa Dio con noi”. Destatosi dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa, la quale, senza che egli la conoscesse, partorì un figlio, che egli chiamò Gesù». (Mt 1,18-25)

Sia nel Vangelo di Matteo così come in quello di Luca concordemente si attesta che Maria e Giuseppe erano promessi sposi, che avevano già avviato il fidanzamento secondo le leggi giudaiche.
Nel mondo giudaico il fidanzamento è una cosa seria al punto di poter giungere a chiamarsi reciprocamente già marito e moglie anche se non ancora sposati; una cessazione del fidanzamento come del matrimonio poteva avvenire solo con un atto di ripudio ufficiale. Maria, come sappiamo dal racconto dell’Annunciazione, si ritrova incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe uomo giusto, che la ama, non si sente né degno, né all’altezza di essere il padre del Figlio di Dio. Perciò, pensa che la miglior soluzione per non intralciare l’opera di Dio e non mortificare  Maria  sia  quella  della  sua  scomparsa  notturna.  Perché  questa  tipologia  di  scelta?
Ripudiare Maria pubblicamente, perché incinta prima del matrimonio e non per opera di Giuseppe, comportava, secondo la legge, la lapidazione della promessa sposa. Nel caso di Maria, poiché discendeva dalla casta sacerdotale di Aronne, si sarebbe optato per il rogo viva. Una tale idea non era minimamente pensabile nel cuore e nella mente di Giuseppe che l’amava. La sua fuga notturna avrebbe pubblicamente attestato che il padre era lui ma che non si voleva assumere le sue responsabilità. Maria sarebbe rimasta ragazza madre, sarebbe rimasta viva.

Il testo ci dice che mentre pensava a queste cose gli apparve in sogno un angelo. È chiaro che questi pensieri Giuseppe li stava elaborando nel sonno. Ciò mi permette di chiarire ciò che accade naturalmente e che spesso ci turba anche se non dovrebbe. Nel mondo della notte, nel mondo dell’inconscio, noi portiamo la stanchezza, la fatica, le aspettative che durante il giorno abitano il nostro cuore e la mente. Quando abitiamo la notte e ci abbandoniamo al riposo tutti questi pensieri si possono trasformare o in incubi o in presunti sogni. Differentemente agisce Dio che attraverso il sogno e per mezzo di angeli può in modo esplicito o in modo velato rivelarci una verità, la verità su noi stessi, sul nostro futuro.

In Genesi 16,7 nel passo di Agar è l’angelo che rasserena la donna e le indica una fonte d’acqua per vivere. In Atti 7,38 Stefano parla di Mosè come angelo che mediava il dialogo tra Dio e il suo popolo. Nell’Antico Testamento spesso l’angelo era Dio stesso, altre volte suoi messaggeri. Accanto alla precisazione appena fatta della figura dell’angelo mi sembra opportuno richiamare alla vostra attenzione anche la dimensione dei sogni e in particolare quelli di Giuseppe figlio di Giacobbe. Non indugio su quella storia, che è un’altra storia, ma semplicemente vi ricordo che quei sogni determinarono sofferenza a Giuseppe ma poi salvezza al popolo d’Israele.

L’angelo per sua natura rassicura prima ancora di consegnare un messaggio. Il messaggio è chiaro e indiscutibile: il bambino viene da Dio, lo chiamerai Gesù e salverà il popolo dai peccati.

Anzitutto viene da Dio. Giuseppe che è un uomo di Dio, che conosce, vive e prega la storia della salvezza, sa che da Dio veniamo e a Dio torniamo; attende con il resto del popolo d’Israele l’arrivo del Messia e ora si vede investito della responsabilità di tutto ciò.

Lo chiamerai Gesù, quel nome che indica un’identità, che Significa Dio salva,necessita, perrealizzare la sua missione, che ci sia fede da parte di chi lo pronuncia. La prima salvezza, la prima liberazione, il primo esorcismo che il nome di Gesù compie è proprio sulla persona di Giuseppe, non sul suo essere incredulo ma sul suo non sentirsi degno, all’altezza della situazione.

Salverà il popolo dai peccati, qui la fatica più grande per Giuseppe, per un padre che secondola tradizione ebraica deve educare, iniziare i propri figli alla fede e a tutto ciò che questa comporta.

L’angelo richiama alla mente di Giuseppe il profeta Isaia in merito alla vergine che concepirà e darà alla luce l’Emmanuele, il Dio con noi, colui che salva. Questo richiamo indica il compimento delle promesse, il tempo è compiuto e non si può compiere senza di te ma con te. Questa è la prova che l’angelo consegna a Giuseppe affinché la sua incredulità sia superata.

Dal sonno e dai sogni ci si ridesta e qui si fa la differenza, quella differenza che Giuseppe fece prendendo con sé Maria, gioendo per la nascita del figlio al quale imposero il nome Gesù.

Proviamo ora a porre i nostri riflettori più attentamente su San Giuseppe e cerchiamo di capire cosa ci insegna a partire dalla sua esperienza, dal suo rendersi disponibile al progetto di salvezza che Dio ha per la nostra umanità, per le nostre famiglie, per la nostra Chiesa.

Il Vangelo di Matteo, ci presenta Giuseppe come una persona orientata, non tanto all’oriente da cui nasce il sole, ma al sole da cui nasce ogni oriente: Gesù il Cristo. Egli infatti è tutto orientato a Cristo, sole che, al contrario di quello fisico, nasce dall’alto perché deve illuminare ogni uomo che viene in questo mondo. Il suo nome, la sua figura e di seguito la sua missione nascono solo in riferimento a Gesù Cristo, suo Figlio e soprattutto suo Signore.

  • Sull’esempio di San Giuseppe chiediamoci: verso dove è orientata la mia vita, la mia esistenza, quella della mia famiglia, quella di questa Comunità, della Chiesa?
  • San Giuseppe si capisce, si comprende in funzione del Figlio. La mia missione che scaturisce dalla mia vocazione in funzione di chi o che cosa si capisce?

La sua presenza spunta all’interno di quella grande storia della salvezza dentro la quale siamo anche noi inseriti, quella raccontataci dalle genealogie. Ognuno vi sta dentro a suo modo e per un posto ed un compito che a noi spesso sfugge. Come sappiamo il contenuto teologico ed antropologico delle genealogie è un messaggio che ci mette tutti nel grande flusso che non è fatto soltanto da uomini ma da poveri uomini, che da Dio sono redenti, salvati, riscattati, e anche esaltati e glorificati.

  • Si è appena parlato di una grande storia della salvezza nella quale siamo inseriti. Ci sto realmente dentro? Qual è il mio posto e il mio compito?
  • I Vangeli inseriscono Gesù per mezzo di Giuseppe in una lunga genealogia. Mi riconosco parte di questa genealogia? Non potendola identificare da un punto di vista anagrafico, quale riferimento spirituale mi inserisce in essa?

Secondo questa lettura Giuseppe dà a suo figlio Gesù i connotati dell’umanità e della fede. Gesù, infatti, nella sua incarnazione come tutti è figlio di Adamo, nel senso di essere figlio di quelle generazioni che da Adamo hanno preso avvio. Ma egli è anche in tutto o soprattutto figlio della fede, di quella fede genuina e storica che principalmente in Abramo, come in tanti altri patriarchi che lo hanno seguito, hanno il loro punto sorgivo.

San Giuseppe è una sorgente di fede e di spiritualità. È ricco di umanità quanto è ricco di giustizia. Sta al suo posto nella storia degli uomini ed ancora meglio in quella di Dio.

  • Quale sorgente di spiritualità scaturisce dalla mia persona?

Con san Giuseppe ci ritroviamo di fronte allo spessore di un vissuto veramente di fede e alla spiritualità purificata nel crogiuolo, senza sconti, della vita, e senza neppure togliere la paura e la fatica delle notti.

  • Quali notti sto vivendo?

L’esperienza di san Giuseppe nasce dall’ascolto di una voce che chiama e chiamando elegge, nasce dalla voce di Dio che prende l’iniziativa. Perché la vita non è un dato neutro, ma un dono e in quanto dono è dentro la struttura articolata della relazione tra donatore, dono e destinatario del dono.

  • Qual è la relazione che intercorre tra Dio donatore, me che ne sono il destinatario e il dono che mi ha o mi sta concedendo?

Di Giuseppe si possono dire tante cose, ma non che parli molto. Sicuramente nella sua vita ha parlato, ma il Vangelo non ci riporta nessuna sua parola diretta, invece evidenzia che ascolta, obbedisce, si alza e fa quanto e come Dio o i suoi messaggeri gli dicono. Il tema dell’ascolto è sinonimo di: silenzio, interrogativi, domande, accoglienza.

  • Nell’ascolto silenzioso e devoto della storia e di Dio quali interrogativi mi pongo e pongo? L’indicazione che Giuseppe riceve dall’angelo, da parte di Dio, rappresenta la soluzione di Dio

ai problemi degli uomini. Perché per Dio il problema non è il problema, è la soluzione che ci indica, la soluzione vera, definitiva per risolvere i nostri problemi e le nostre presunte contraddizioni,per accordare gli opposti e soprattutto i contraddittori. A partire da questo dovremmo apprendere una logica che nella vita ci potrebbe aiutare molto. Dio nelle situazioni di difficoltà, normalmente, non cambia la situazione, ma cambia noi, cambia la nostra prospettiva, cambia gli occhi e il cuore con cui vediamo e sentiamo le cose. Introduce elementi nuovi, spesso inediti, considerazioni e pianiche noi non abbiamo e non avremmo avuto la possibilità di considerare.

  • Quali situazioni di difficoltà abbiamo vissuto o stiamo vivendo?
  • Ciò che io considero un problema posso, alla luce della storia di Giuseppe, riconsiderarlo come una via risolutiva?
  • Quali gli elementi offerti da Dio, nella mia storia, per compiere questo cambio di rotta?

La realtà va sempre presa e non abbandonata. Dio sa di correre questo rischio e lo corre, pur di non amarci a metà e non con una misura e in una prospettiva che non sia infinita.

Giuseppe, come appare dal proseguo e da tutta la sua storia, è un uomo che nella sua vita ha a che fare sempre con Dio. Questa sua situazione viene espressa dal genere letterario dei sogni, in cui qualcosa di più grande, qualcosa che viene da Dio, quando l’uomo dorme, quando egli è inattivo, viene comunicato all’uomo. Dio gli regala il suo sogno perché diventi a tutti gli effetti anche suo.

  • Quali sogni Dio ha che vorrebbe regalare a me?

La comunicazione dell’angelo: “Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa: ciò che in lei è stato concepito è opera dello Spirito santo. Darà alla luce un figlio, e tu lo chiamerai Gesù” (Mt 1,20-21) è un trattato sapienziale, è un concentrato di saggezza. Che possiamo aggiungere non vale solo per questa situazione, ma per sempre, che non vale solo per Giuseppe ma vale per tutti, che non vale solo nelle grandi o estreme situazioni della vita, ma anche in quelle semplici e umili di ogni giorno. Per Giuseppe quella gravidanza di Maria in cui c’entrava lo Spirito era un problema, invece quella nascita, nel piano di Dio, era la soluzione. Quella nascita non salvava soltanto Giuseppe, salvava il mondo intero e tutti.
Vi auguro una buona meditazione personale e vi suggerisco un proficuo confronto fraterno nell’attesa di rivederci domani sera.

Don Antonio Carcanella

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